VOCE-SUONO-energia trascendente.
Quando si lavora con il suono per un certo tempo
si inizia a comprendere il perchè di tutti i riferimenti, in particolare di
matrice indiana-vedica, che indicano nel suono la manifestazione privilegiata
dell'energia primordiale, il Nadabrahma.
Si comprende ad un certo punto che, attraverso la vibrazione si contatta
un'energia che non è umana,
non trovo altri modi per esprimere questo concetto.
Un'energia che è un modo di essere, che può
venire percepito come "che stà più in alto" del piano umano,
ma che, allo stesso tempo è ovunque ed anche dentro l'uomo stesso.
E' disponibile a "scendere", ma ha bisogno di condizioni ben precise: non ha
forma, ma necessita di un "contenitore",
di un "vaso" che la accolga, dove poter relazionarsi con l'umano. Questo vaso è
la mente, intesa in senso lato,
quindi anche il corpo è mente; ma il vaso deve essere vuoto per poter
essere accogliente, ma vuoto di che? vuoto di determinate emozioni proprie
dell'umano, tipo competitività, rivalità, paura, rabbia, ecc., che chiudono il
canale Sushumna (così come ricorda Jim Leonard) che deve restare aperto
per portare all'incontro "in alto" con l'energia "divina".
La voce è lo strumento
che, inizialmente apre o pulisce (ognuno scelga
l'immagine che preferisce) il canale centrale Sushumna da tutti i “detriti”,
ovvero le emozioni di cui sopra, l'energia trattenuta o non espressa,
ecc.
Dopo un po', quando il canale è più sgombro ed aperto la voce riflette questo
stato di cose e si fà più ricca di armonici, la sua vibrazione si fà più ampia
ed assume delle "forme" che vengono percepite come estremamente armoniose.
C'è proprio una particolare vibrazione che contraddistingue il suono della voce
in questa fase, in cui avviene il "contatto" con l'energia trascendente.
E' una vibrazione che esprime beatitudine, ed indica lo stato della mente
in cui essa, per dirla come le antiche scritture vediche, "pura e primitiva,
diventa messaggera degli Dei". La mente si è fatta "vaso" ed è in grado di
ricevere l'energia trascendente. L'immagine che mi viene è quella del fulmine:
la scarica elettrica scende dall'alto, ma si incontra a metà strada con
l'energia che parte dalla terra, in contemporanea con la discesa.
Non c'entrano artifici tecnici nell'armoniosità della voce in quei momenti: anche i grandi cantanti devono fare i conti, a volte, con la voce che è chiusa; che, magari esegue meccanicamente i passaggi programmati, ma che non vibra, non è armoniosa ed affascinante, in una parola: è chiusa, ed è chiusa perchè è chiuso il canale, ostruito da alcune emozioni trattenute, che la mantengono in basso.
Il suono, la voce: non sono l'unica via per contattare l'energia della trascendenza, ma hanno in sè qualcosa di primordiale. Rappresentano una via estremamente diretta per raggiungere il contatto, tagliando fuori direttamente i livelli intellettual-razionali, spesso di ostacolo sulla via dell'elevazione.
La via del suono è quindi la "via del fulmine", dell'incontro a metà strada tra cielo e terra.
Le dinamiche umane del potere rappresentano una zavorra: la voce (o lo strumento) non è più in grado di librarsi in volo se la mente non si distacca da queste dinamiche.